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Nell'Università di Durham, in North Carolina, è stato recentemente condotto uno studio sull'utilizzo dell'attività fisica contro la depressione che ha evidenziato che l'esercizio fisico funzionerebbe non solo tanto quanto i farmaci, ma in alcuni casi potrebbe rappresentare una valida alternativa all'uso dei medicinali.

 

La ricerca è stata condotta su 156 volontari sofferenti di depressione. I ricercatori hanno diviso i pazienti, tutti dai cinquant' anni di eta' in su, in tre gruppi:

 

uno sottoposto solo ad un regime farmacologico

il secondo seguiva solo un programma di esercizio fisico

il terzo utilizzava sia i medicinali che la ginnastica.

 

mesi dall'avvio dei test, il 75% dei volontari appartenenti a tutti e tre i gruppi ha evidenziato risultati simili: la depressione era diminuita fortemente se non scomparsa. A quel punto i medicinali sono stati sospesi. Dieci mesi dopo i ricercatori hanno esaminato nuovamente i pazienti: i volontari che facevano parte del gruppo sottoposto esclusivamente al regime di esercizio fisico hanno mostrato il più basso tasso di ricadute nella depressione, circa la metà dei casi manifestatisi nuovamente negli altri due gruppi.

Ma questo, anche se recente, non è l'unico studio che ha evidenziato il fenomeno: ricerche analoghe sono state condotte dall'Università dell'Illinois, dall'Università di Harward e dall'Univerità della California-Berkeley School of Public Health.

 

La depressione

L'umore melanconico è il sintomo principale della depressione, ma la depressione può essere una reazione normale oppure uno stato patologico. La differenza tra "il sentirsi depressi" e la malattia mentale chiamata depressione sta nel fatto che gli individui malati non riescono a sottrarsi da soli dallo stato in cui si trovano ed anzi la loro depressione tende ad aggravarsi impedendo loro di condurre una vita normale. La depressione viene catalogata dagli psichiatri in due tipi:

la "depressione reattiva" , determinata da fattori fisici o emotivi, come una malattia o un lutto familiare

la "depressione endogena" , non associata a eventi particolari, spesso ereditaria

la "depressione endogena" , non associata a eventi particolari, spesso ereditaria

Il 20% della popolazione Italiana soffre di disturbi depressivi, con elevati costi sanitari e sociali.

Che tipo di attività fisica?

Quella che si preferisce, l'importante è essere costanti: 2 o 3 volte alla settimana o, meglio, ogni giorno. Camminare, andare in bicicletta, nuotare, giocare a pallavolo, fare del giardinaggio, giocare a golf sono attività consigliate. Bisogna provare piacere e soddisfazione.

Lo stress

Si parla molto di "stress". Tutti conoscono, o almeno pensano di conoscere, il significato di tale termine. Nel linguaggio comune assume il senso di tensione, ansia, preoccupazione, senso di malessere diffuso associato a conseguenze negative per l'organismo e per lo stato emotivo e mentale dell'individuo.

 

In generale, lo stress viene definito come:

stimolo nocivo, fastidioso, comunque negativo per il soggetto che lo avverte;

risposta fisiologica e/o psicologica specifica;

specifico e particolare tipo di rapporto tra il soggetto e l'ambiente.

 

In effetti lo stress è considerato "la risposta biologica aspecifica" del corpo a qualsiasi richiesta ambientale e gli stressori sono i vari tipi di stimoli o agenti che suscitano tale reazione. La risposta biologica aspecifica, detta anche sindrome generale di adattamento, si compone di tre distinte fasi.

 

FASE DI ALLARME          Durante la fase di allarme si mobilitano le energie difensive (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo, ecc.).

FASE DI RESISTENZA    Nella fase di resistenza invece, l'organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo per raggiungere l'equilibrio è intenso.

FASE DI ESAURIMENTO  Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, si entra in una fase di esaurimento in cui l'organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare. Si assisterà in questa fase alla comparsa di "malattie dall'adattamento" rappresentate per esempio, dal diabete o dell'ipertensione arteriosa (malattie psicosomatiche).

L'azione del cortisolo, un ormone rilasciato dalle ghiandole surrenali in fase di allarme, influenza il metabolismo degli zuccheri, delle proteine e dei grassi aumentando l'energia disponibile per l'organismo e l'elevato potenziale antinfiammatorio e antiallergico, aumentando le difese dell'organismo; tuttavia l'azione a lungo termine è quella di un abbassamento delle difese immunitarie.

 

La risposta fisiologica

La risposta fisiologica allo stress è di primaria importanza. Infatti, lo stress cronico, l'esposizione continua ad una fonte di stress e l'attivazione ripetuta della risposta fisiologica sono direttamente correlati all'insorgenza di disturbi cardiovascolari come l'ipertensione, l'ischemia e l'infarto. Un possibile ruolo dello stress è stato anche sostenuto nello sviluppo del cancro così come nella riduzione delle difese immunitarie. E' indubbia la relazione causale tra lo stress e la salute, e quindi il benessere dell'individuo. Tra le variabili psicologiche che maggiormente sembrano mediare e modulare questa relazione tra stress e salute spiccano i processi cognitivi. Da questo punto di vista, lo stress è un complesso processo in cui interagiscono sia l’ambiente, con gli stimoli fisici ed gli eventi psicosociali, che l’uomo. Lo stress non è solo qualcosa che sta là fuori, nell’ambiente, ma è il risultato di un processo di valutazione dell’individuo. Lo stress viene sperimentato quando vi sono delle richieste esterne o interne al soggetto che eccedono alle risorse di adattamento dell’individuo.

 

Attacchi di panico

L' Attacco di Panico (DAP) é un disturbo che colpisce improvvisamente soggetti apparentemente sani e non necessariamente in situazioni di stress.

Sintomi

I sintomi psichici sono rappresentati da una improvvisa paura o terrore, da una sensazione di morte improvvisa o di perdita del controllo delle proprie idee e azioni. A livello generale si associano sintomi che contribuiscono ad allarmare il soggetto, in particolare tachicardia, dispnea, vertigini, vampate di calore, brividi di freddo, tremori, sudorazione. Negli attacchi più gravi il soggetto può perdere il contatto con la realtà (derealizzazione) con la sensazione di vivere in una realtà nuova o la sensazione di essere una persona diversa, di non riconoscersi più (depersonalizzazione). La sintomatologia acuta dura da 15 a 30 minuti. L'attacco di panico lascia nel soggetto una paura di fondo che, se non risolta in tempo, può dar luogo a una sequela di fobie, la più frequente delle quali é l'agorafobia (paura degli spazi aperti), fino alle forme più gravi di auto-isolamento e demoralizzazione.

Epidemiologia

Attacchi di panico sporadici e di lieve entità o pseudo-attacchi in condizioni di stress particolari colpiscono il 30-35% della popolazione, prevalentemente giovanile. I veri attacchi di panico di interesse clinico colpiscono il 2-3% della popolazione con una particolare prevalenza nei giovani dai 25 ai 30 anni, di sesso femminile. In questo periodo della vita ogni individuo pone le basi per quella che sarà la sua vita familiare e lavorativa. Gli attacchi di panico, se non tempestivamente curati, possono quindi condizionare definitivamente il futuro di chi ne è colpito.

Evoluzione

La ripetizione di attacchi di panico prevede che si strutturino gradualmente, nel soggetto, una serie di limitazioni. Dapprima il soggetto tenderà ad evitare luoghi e situazioni nelle quali teme possa ripresentarsi un attacco, come il guidare, il frequentare un supermercato, usare l'ascensore. Successivamente il soggetto va in crisi se si trova in mezzo alla folla o se deve attraversare un ponte, una galleria o se deve viaggiare in aereo. Avrà poi paura di attraversare la strada, degli spazi aperti (agorafobia), fino a ridurre la propria esistenza tra le mura domestiche.

Trattamento

Spesso si confondono gli episodi di attacco di panico con sintomi psicotici o con sintomi fisici. Un accurato esame psichiatrico consente di fare una diagnosi precisa. Alcuni farmaci antidepressivi e la psicoterapia comportamentale rappresentano il trattamento più efficace.

 

ATTIVAZIONE e RILASSAMENTO

Introduzione

Lo sforzo ed il recupero hanno una funzione determinante nella vita di ognuno. Infatti l'esperienza quotidiana sembra confermare che la vita si svolge tra i poli del sonno e della veglia, dell'attività e della passività, della tensione e del rilassamento. Le diverse dimensioni dello stato psicofisico dell'individuo come eccitazione-inibizione, piacere-avversione, tensione-acquietamento, possono essere ricondotte a due fondamentali condizioni: "attivazione e rilassamento". L'attivazione ed il rilassamento, da un punto di vista fenomenologico, sono considerati distinti oggetti di ricerca, nonostante siano valutati come i poli opposti di uno stesso continuum.

 

ATTIVAZIONE

Lo sviluppo metodologico e teorico della psicofisiologia risulta strettamente commesso allo studio dell'attivazione: lo scopo centrale di tale disciplina risulta infatti essere lo studio delle relazioni tra gli stati psicologici ed i processi fisiologici in condizioni di eccitazione. Il costrutto teorico di attivazione si è sviluppato attraverso i concetti di stress, di arousal e dell'emozione.

In modo molto riduttivo, una eccessiva attivazione viene considerata come la principale causa delle malattie psicosomatiche legate allo stress. L'organismo infatti, è dotato di complessi sistemi funzionali che si adattano alle variazioni delle condizioni esterne ed interne, al fine di mantenere uno stabile equilibrio (omeostasi). Lo stato di attivazione si origina ogniqualvolta l'organismo si trova minacciato da un evento considerato pericoloso. In quest'ottica l'attivazione risulta essere la reazione generalizzata di un sistema che deve fronteggiare una variazione delle condizioni preesistenti.

Lo stress coinciderebbe ad uno stato di iper-attivazione non adattivo; infatti la connotazione negativa del termine stress, deriva dal fatto che uno stato attivato prolungato o/e eccessivo porta come naturale conseguenza ad una fase di esaurimento o scompenso, spesso associato ad una condizione patologica dell'organismo o delle psiche.

Sono due i livelli di analisi della psicofisiologia dell'attivazione:

fisiologico

comportamentale-psicologico

 

Diversi processi di attivazione possono essere descritti:

il processo che regola il ciclo sonno-veglia

quello che regola l'attivazione generale (tonica)

quello che controlla l'attivazione localizzata (fasica)

infine, quello che seleziona l'informazione rilevante da quella irrilevante-distraente (attenzione selettiva)

 

Neurofisiologia dell'attivazione e dello stress

La risposta di attivazione psicofisica viene definita come l'insieme delle trasformazioni (fisiologiche e comportamentali) che avvengono in una determinata condizione di stimolazione. Gli stimoli, che determinano uno stato di stress ("stressori"), vengono codificati dai vari organi sensoriali che fungono da trasformatori di eventi fisici in segnali elettrici. Le informazioni così codificate raggiungono e "attivano" la formazione reticolare del tronco dell'encefalo.

Questa struttura neuronale attribuisce la componente quantitativa dell'attivazione determinata dallo stressore. L'azione eccitatoria diffusa di tale struttura raggiunge anche il cosiddetto sistema limbico la cui funzione è invece, quella di attribuire la componente qualitativa-emozionale dello stimolo. Mediante questo complesso sistema l'informazione dello stressore, caratterizzata da una specifica intensità e qualità, viene trasmessa all'ipotalamo ed alla corteccia associativa prefrontale.

L'ipotalamo viene definito il centro della regolazione neuro-vegetativa (che modula per esempio il muscolo cardiaco, i vasi sanguigni, il tratto gastrointestinale, le ghiandole esocrine, ecc.), e neuro-endocrina (che controlla le funzioni ormonali).

La corteccia prefrontale invece, controlla le risposte motorie-somatiche, ad esempio la reazione di fuga o di attacco.

La reazione di attivazione si manifesta fisiologicamente come:

1.         aumento della frequenza respiratoria

2.         aumento del consumo di ossigeno

3.         aumento della frequenza cardiaca

4.         diminuzione della resistenza cutanea (determinata da un aumento della sudorazione)

5.         aumento del tono della muscolatura scheletrica

6.         vasocostrizione periferica

7.         aumento della desincronizzazione dell'elettroencefalogramma (EEG) cioè, aumento delle frequenze e diminuzione delle ampiezze delle onde

 

RILASSAMENTO

 

Il rilassamento, psicofisiologicamente può essere definito come:

l'opposto o l'assenza di attivazione

lo stato psicofisisiologico posizionato sul valore di base convenzionale nel continuum di attivazione-disattivazione.

Il rilassamento quindi non può essere considerato ciò che nelle ricerche sull'attivazione si definisce fase di riposo.

 

Il rilassamento può essere definito come l'insieme di caratteristiche reazioni registrabili a livello fisiologico come:

1.         rallentamento della frequenza respiratoria e regolarizzazione dei cicli respiratori

2.         riduzione del consumo di ossigeno

3.         rallentamento della frequenza cardiaca

4.         aumento della resistenza cutanea

5.         diminuzione del tono della muscolatura scheletrica

6.         vasodilatazione periferica

7.         aumento della sincronizzazione dell'EEG cioè, aumento della percentuale di onde alfa

 

La caratteristica fisiologica della reazione di rilassamento consiste fondamentalmente in un abbassamento generale dell'intensità di eccitazione della componente simpatica del sistema nervoso autonomo ed in un aumento dell'attività della componente parasimpatica che si manifesta attraverso:

variazione delle funzioni autonome (diminuzione pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, riduzione del diametro pupillare, diminuzione della sudorazione e aumento dell'attività motoria e secretoria del sistema gastrointestinale)                        

variazioni nervose centrali (aumentate sincronizzazioni dell'EEG e ipotonia della muscolatura scheletrica)                                

variazione del comportamento, del vissuto e della coscienza (inattività, obnubilamento e stato ipnagogico).

Le complesse reazioni fisiologiche che si manifestano durante il rilassamento non devono essere confuse con quelle caratteristiche del sonno. L'insieme delle risposte che costituiscono lo stato rilassamento sono opposte rispetto alle reazioni di emergenza tipiche dei riflessi di lotta e di fuga. Il rilassamento si identifica quindi attraverso una riduzione della prontezza di eccitazione del tono simpatico.

 

A livello psicologico il rilassamento si manifesta mediante:

1.         sensazione soggettiva di tranquillità e distensione

2.         diminuzione della vigilanza

3.         marcata indifferenza di fronte a stimoli interni ed esterni

 

Neurofisiologia del rilassamento

Durante lo stato di rilassamento si può quindi registrare una riduzione dell'attività della formazione reticolare e un equilibrio tra il sistema reticolare (intensità) e quello limbico (qualitativo-emozionale).

Infine lo stato di rilassamento non consiste nel ridurre al massimo le funzioni fisiologiche, bensì nel mantenere una condizione di equilibrio della loro interazione.

 

 

LA PSICOSOMATICA     

A cura della Dott.ssa E. Maino

In ambito medico è ormai largamente condivisa l'idea che il benessere fisico abbia una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che a loro volta questi ultimi abbiano una certa ripercussione sul corpo. Non a caso il vecchio concetto di malattia intesa come "effetto di una causa", è stato sostituito con una visione multifattoriale secondo la quale ogni evento (e quindi anche una affezione organica) è conseguente all'intrecciarsi di molti fattori, tra i quali sta assumendo sempre maggior importanza il fattore psicologico. Si ipotizza inoltre che quest'ultimo, a seconda della sua natura, possa agire favorendo l'insorgere di una malattia, o al contrario favorendone la guarigione.

La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l'influenza che l'emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.

In passato si parlava di psicosomatica riferendosi ad essa solo in relazione a quelle malattie organiche la cui causa era rimasta oscura e per le quali (quasi per esclusione) si pensava potesse esistere una "genesi psicologica". Oggi al contrario si parla non solo di psicosomatica, ma di un'ottica psicosomatica corrispondente ad una concezione della medicina che guarda all'uomo come ad un tutto unitario, dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio, e che presta attenzione non solo alla manifestazione fisiologica della malattia, ma anche all'aspetto emotivo che l'accompagna. Secondo quest'ottica è possibile distinguere malattie per le quali i fattori biologici, tossico-infettivi, traumatici o genetici hanno un ruolo preponderante e malattie per le quali i fattori psico-sociali, sotto forma di emozioni e di conflitti attuali o remoti, sono determinanti. In questo senso l'unità psicosomatica dell'uomo non viene persa di vista e i sintomi o i fenomeni patologici vengono indagati in modo complementare da un punto di vista psicologico e fisiologico;

Come esempio emblematico per questo concetto ci si potrebbe riferire al caso di quelle persone che vanno incontro ad "incidenti ripetuti" e per i quali non può essere invocata come giustificazione solo la sfortuna, oppure ci si potrebbe riferire a malattie o processi che seguono, a breve distanza di tempo, alcune situazioni ambientali a grande risonanza affettiva quali il pensionamento, i lutti, le delusioni sentimentali o nel campo lavorativo.

Si parla di psicosomatica non solo come prospettiva con la quale guardare l'evento patologico, ma anche in relazione a sintomi somatici fortemente connessi alle emozioni e in relazione alle cosiddette vere e proprie malattie psicosomatiche.

Per quanto riguarda i sintomi psicosomatici, essi, pur non organizzandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress.

Al contrario, sono considerate vere e proprie malattie psicosomatiche quelle malattie alle quali classicamente si riconosce una genesi psicologica (o quantomeno in buona parte psicologica) ed in cui si viene a realizzare un vero e proprio stato di malattia d'organo con segni indiscutibili di lesione.

Come si spiega l'insorgere del sintomo o della malattia psicosomatica?

Esistono molti modelli interpretativi che cercano di spiegare l'insorgenza del sintomo o della malattia psicosomatica.

Nell'interpretazione energetica di Reich si parte dall'assunto che tutti i processi biologici seguano il binario di carica e scarica per cui da una tensione meccanica, si passa ad una carica elettrica, ad una successiva scarica elettrica e ad una conseguente distensione meccanica. Quando la scarica viene impedita tutto l'organismo vive in uno stato di carica senza sfogo; se questa condizione diventa uno stato cronico, si forma a livello psichico una corazza caratteriale e a livello fisico una corazza muscolare. Queste ultime finiscono così per esercitare una continua operazione di controllo delle emozioni e per diventare una potente struttura di difesa da esse. In questa prospettiva i disturbi organici e quelli psichici sono riconducibili alle corazze in cui si esprime la sovraccarica cronica.

Un secondo modello interpretativo, quello di Bikow, ritiene al contrario che responsabile di una patologia sia un legame associativo scorretto tra uno stimolo e i meccanismi di reazione che coinvolgono le strutture cerebrali superiori, il cui cattivo condizionamento si ripercuote sulle strutture corticali e sui centri vegetativi con conseguente risposta organica patologica.

Seguendo l'ipotesi dell'analisi esistenziale secondo cui lo psichico esprime la modalità con cui un corpo è nel mondo, Boss ritiene che la malattia esprima o l'unica modalità con cui il corpo si apre e si relaziona al mondo, o le modalità escluse, che non esprimendosi in un vissuto globale si annunciano patologicamente. Da questo punto di vista le regioni del corpo colpite dalla malattia appartengono alla relazione con il mondo patologicamente interrotta o esasperata. Ciò che determina la malattia corporea non è quindi una somatogenesi o una psicogenesi o una interazione tra le due, ma è un alterazione del rapporto tra il soggetto e il mondo.

All'interno di una ipotesi gestaltica, Weizsächer ritiene che per la piena comprensione di un fenomeno patologico occorre riferirsi agli avvenimenti della sfera corporea percepiti come trasformazioni fisiche, a quelli della sfera psichica espressi da pensieri, sogni, fantasie, e a quelli della sfera sociale che si traducono in rapporti e interazioni con gli altri.

Seguendo un'impostazione di tipo più fisiologico, Cannon ritiene che le malattie psicosomatiche siano dovute allo stress, ossia a risposte emozionali troppo intense o troppo a lungo mantenute che mettono in moto risposte fisiologiche o psicologiche il cui scopo è quello di attenuare lo stress. Il comportamento messo in atto può essere di "attacco" o di "fuga" secondo Cannon, o di "adattamento" secondo Selye. Quando gli sforzi del soggetto falliscono perché lo stress supera la capacità di risposta, allora si è esposti ad una vulnerabilità nei confronti della malattia dovuta ad un abbassamento delle difese dell'organismo.

Nemiah, al contrario, partendo dalla constatazione che il paziente psicosomatico presenta un'incapacità di descrivere con precisione i propri sintomi, un'incapacità ad individuare sensazioni affettive e distinguerle tra loro, un'inadeguatezza tra esplosioni emozionali e corrispettivi stati affettivi interni, rigidità, distacco e disarticolazione nella postura e nelle mimica, ha ipotizzato che a causa di fattori genetici o di difetti dello sviluppo esisterebbe una carenza di connessioni neuronali tra le aree del sistema limbico, deputate alla rielaborazione delle pulsioni e degli affetti, e le aree corticali, sede delle rappresentazioni consce, dei sentimenti e delle fantasie. Ne consegue che le stimolazioni delle pulsioni non vengono elaborate a livello corticale, ma deviate sull'ipotalamo che genera stimolazioni troppo intense e prolungate a carico del sistema vegetativo.

 

In conclusione si può affermare che le malattie somatiche sono quelle che più strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo.Spesso si tratta di pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce emozioni, che separano dalle cose ogni elemento di fantasia . Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo. In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra comunque permanga sempre in queste persone una parte dell'io che tende a funzionare in questo modo. In queste malattie l'ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite. In genere il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni. Per meglio chiarire si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione.

 

 
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